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La concezione sociale

Gruppo di ragazze nei pressi di Poggio MarcoGiuseppe e Giovanni Conti, e Luigi VichiLe idee sociali di David Lazzaretti sono pienamente connaturate al suo credo religioso. La società che lui prospetta è quella regolata dalla divina legge del diritto in cui tutti saranno santi. Pertanto ogni preoccupazione materiale verrà superata in questa sorta di Eden futuro della fratellanza in cui si vivrà come avevano fatto i primi cristiani, i quali “avevano un cuore e un’anima sola...tutte le cose erano comuni...e non era tra loro alcun bisognoso” (Atti degli Apostoli, IV - 32).

Seguaci Giurisdavidici di Poggio MarcoGruppo di Giurisdavidici alla chiesa di Monte LabbroQuesta concezione sociale trova concreta applicazione nel più maturo degli istituti solidaristici fondati dal Lazzaretti, “La Società delle Famiglie Cristiane”, un’associazione universale di beni, di opere e di guadagni (lo statuto di questa società sarà pubblicato solo in Francia nel “Reveil des Peuples”, Lione, 1873).

Lo scopo di questa associazione era quello evangelico di “formare di tante famiglie una sola famiglia comune”. All’atto della sua costituzione venne fatto un inventario di ciò che era stato messo in comune in modo che al momento del ritiro o dell’espulsione di un socio, o alla data di scioglimento della società (la durata della società era prestabilita in 18 anni), fosse restituito il capitale immesso insieme agli interessi spettanti che venivano conteggiati sulla base del capitale e del lavoro apportati. La società era regolata da un’assemblea generale, chiamata “magistratura della società”, composta da dodici deputati e da un presidente che durava in carica circa un anno ed era eletto ogni 25 dicembre dai soci maggiorenni. Le donne avevano una “magistratura” propria, con cariche simili a quelle degli uomini e le elezioni avvenivano separatamente tra i due sessi.

Tre Apostoli di DavidPaolo ContiLa società provvedeva mensilmente alla distribuzione individuale di viveri, vestiti e biancheria, alla raccolta e conservazione dei beni ricavati dalla terra e dall’allevamento, e alla manutenzione dei fabbricati e degli utensili da lavoro. Ciascuna famiglia, come ciascuno scapolo, aveva un libretto sul quale venivano segnate le entrate e le uscite proprie. Alla fine di ogni mese si faceva il conto del credito e del debito segnato nel libretto dei singoli soci, ed ogni tre mesi si facevano i conti generali in un libro apposito. Non esistevano contratti di compravendita individuali, ma era ammesso solo il baratto dei generi senza l’uso del denaro.

La struttura della società, pur rappresentando una grossa novità dal lato organizzativo rispetto alle esperienze mutualistiche del tempo, non tende ad apportare modifiche radicali e concrete ai rapporti economici e sociali tradizionali: alla base non vi è il rifiuto della proprietà privata come istituzione, ma piuttosto uno spirito di solidarietà cristiana che, superando i contrasti di classe, consenta il progredire collettivo. Non trattandosi dunque di una struttura corporativa, gli interessi dei singoli risultano spesso in contrasto e le preoccupazioni personali tendono a prevalere sul fine sociale con speculazioni tali da misconoscere l’ispirazione cristiana. Sta di fatto che nel 1874 la società versa in piena crisi e David è costretto a rifondarla su basi meno ampie riducendone l’attività a prestazioni d’opera collettive.
Gruppo di Giurisdavidici ai ruderi di Monte Labbro