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I luoghi sacri
del lazzarettismo

NeApparizione di S. Pietroll’ottobre 1868 David si ritirò in una grotta in Sabina, presso le rovine del convento di Sant’Angelo, nel La Grotta di Monte Labbrocomune di Montorio Romano, per trascorrervi un periodo di penitenza. Fu in questa grotta che David ebbe, secondo il suo racconto, la rivelazione della propria discendenza dal sedicesimo avo, tale Manfredo Pallavicino. La rivelazione sarebbe avvenuta alla presenza di altri tre personaggi: un giovane imberbe vestito alla guerriera, una signora vestita di bruno e il solito frate delle visioni precedenti, riconosciuti poi rispettivamente come S. Michele arcangelo, la vergine Maria e S. Pietro.

Quest’ultimo, terminato il racconto dell’avo, prima di uscire dalla grotta gli avrebbe impresso in fronte il simbolo )+( che avrà poi grande significato nella teologia lazzarettista. Fu in questa grotta che David conobbe il frate tedesco Ignazio Micus il quale raccontò in seguito a Filippo Imperiuzzi l’esperienza mistica ivi vissuta dal Lazzaretti (Imperiuzzi F., Storia di David Lazzaretti, Tipografia Nuova, Siena, 1905).

Monte LabbroQuando Lazzaretti abbandonò il paese agli inizi del 1869, si rifugiò sul Monte Labbro, da lui ribattezzato poi simbolicamennte “Monte Labaro”. Fu qui ospite di un amico, Raffaello Vichi, e per sdebitarsi con lui gli propose di scassargli il campo di un podere situato presso la cima del monte. Da quel momento il luogo divenne per David familiare e probabilmente cominciò allora a frequentare la grotta che si apre proprio sulla cima della montagna. Ben presto il flusso di persone che da Arcidosso e dalle zone circostanti andavano a trovarlo per riceverne consigli divenne così consistente che David, costretto ad interrompere il lavoro ripetutamente, dovette acconsentire alla proposta di alcuni amici che si offrirono di lavorare il campo per lui. Il 13 aprile 1869 andarono in 180 a lavorare il campo che, proprio perché lavorato in quella splendida testimonianza di fede, venne in seguito detto il “campo di Cristo”. Da allora in poi David ebbe dei veri e propri seguaci che perseverarono nell’opera comunitaria e contribuirono alla costruzione, nel luglio 1869, sul picco di Monte Labbro di una torre a forma di tronco di cono, recinta da un largo cornicione che la risaliva a spirale, fatta con pietre a secco. In seguito furono costruiti, su un ripiano immediatamente sottostante la torre, l’eremo e la cappella per i quali, a differenza della torre, fu concesso di usare anche la calcina. Con la loro costruzione David pose le basi concrete per l’istituzione di un ordine monastico laico, gli eremiti Penitenzieri e Penitenti.

Davide Lazzaretti all'isola di MontecristoL’indomani stesso della cena in cui aveva istituito gli Eremiti Penitenzieri e Penitenti David partì da Monte Labbro insieme all’amico Raffaello Vichi per recarsi a Montecristo, dove diceva di essere chiamato dalla voce di Dio. Lì trascorse 39 giorni di penitenza e quando andarono a riprenderlo “lo videro dimagrito, con una catena di ferro al collo che gli aveva lasciata l’impressione nella carne”. Del soggiorno all’isola di Montecristo il Lazzaretti non diede alcun resoconto descrittivo; disse soltanto che la voce di Dio gli aveva parlato sette volte tra lampi e tuoni nei giorni 26, 27 e 28 gennaio e “le parole erano declamate lentamente e sillabate come in tono musicale”; per renderne l’idea ai seguaci fece stampare un opuscolo ove le trascrisse in versi sciolti, per dare loro il tono energico e ieratico di circostanza.

Nel maggio 1873, nonostante la sua presenza risultasse determinante ai fini del buon andamento della Società delle Famiglie Cristiane, David volle recarsi in Francia, perché sosteneva che quella era la volontà di Dio. Dopo una sosta a Torino nella casa di Don Bosco, raggiunse Grenoble, dove fu accolto benevolmente nella Gran Certosa dal padre generale dell’Ordine, Carlo Maria Saisson. David condusse nell’eremo, dal maggio al settembre 1873, una vita di rigida penitenza, durante la quale scrisse molto, sia libri che lettere, tra cui Il Libro dei Celesti Fiori nel quale è contenuta la conferma dottrinale dell’investitura ricevuta nella grotta di Montorio Romano. La Madonna riconosce in David il vero nuovo salvatore, “colui per la cui pietà sarà usata pietà e misericordia per altri sette mesi, pure potrebbero essere anni”. La forma espositiva del testo è quella David Lazzaretti e Leone du Vachattipicamente medievale e conventuale delle lamentazioni e delle lodi.
Saint Jean de Maurienne (Savoie) - Belley e Beligny (Ain) - Lyon (Bourgogne)
Nel 1875David tentato dal demonio, dopo lo scioglimento della Società delle Famiglie Cristiane, David si recò di nuovo in Francia al fine di evitare eventuali persecuzioni legate alla conduzione dell’istituto. Fu ospite di Leone du Vachat che lo accolse assieme a tutta la famiglia sistemandolo prima a Saint Jean de Maurienne e, successivamente, a Beligny, presso Belley. A Beligny lo raggiunse nel dicembre 1875 il suo collaboratore più stretto, Filippo Imperiuzzi, un sacerdote della congregazione di San Filippo, con il compito di rivederne gli scritti che furono poi affidati al traduttore. L’Imperiuzzi tornò in Francia un’altra volta nell’autunno 1876 e vi si fermò fino al maggio 1877. Fu in questo periodo che David scrisse la sua opera più complessa, La mia lotta con Dio, scritta nella forma inconsueta del dialogo tra Dio e l’uomo. Fu allora che disegnò la pianta di una grandiosa città che sarebbe stata la predetta città santa delle dodici tribù d’Israele, sede dei nuovi papi con l’inizio dell’era della riforma dello Spirito Santo (al posto, dunque, di Piamiatangelica). Si trattava di Trislionia, il cui perimetro, che avrebbe avuto come centro Lione, David percorse a piedi assieme al Du Vachat e al figlio Turpino nell’agosto del 1877.