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Gli epigoni
del Lazzarettismo

Filippo Imperiuzzi - primo Sommo Sacerdote GiurisdavidicoFrancesco Tommencioni, discepolo e terzo Sommo Sacerdote Giurisdavidico Il Lazzarettismo, nonostante il processo e le persecuzioni che dispersero il movimento a livello di massa, sopravvisse nel tempo in un gruppo considerevole di seguaci che continuarono a professare le idee del loro maestro e a difenderle e propagandarle con degli scritti. Tra questi, oltre all’opera di Filippo Imperiuzzi, Storia di David Lazzaretti, fondamentale per la messe di notizie che ci fornisce sull’esperienza lazzarettiana, vanno segnalati il poema epico in ottave di Angelo Pii, anch’esso intitolato Storia di David Lazzaretti, e l’epistolario di Francesco Tommencioni, terzo Sommo Sacerdote Giurisdavidico. Purtroppo molte di queste testimonianze sono andate perdute e ciò che rimane è custodito nell’archivio giurisdavidico della Zancona, nel quale sono conservati manoscritti del Lazzaretti (lettere), dell’Imperiuzzi (buona parte dei suoi scritti e copie trascritte di alcune opere di David) e di molti altri seguaci (lettere e copie trascritte di testi del Lazzaretti). Inoltre, in seguito alla costituzione del Centro Studi “David Lazzaretti”, la Biblioteca Comunale di Arcidosso ha acquisito una notevole quantità di documenti appartenuti a privati e sta riordinando scientificamente questo materiale in modo da consentirne la consultazione a chi intenda affrontare con obiettivi di ricerca lo studio della figura di David Lazzaretti e dell’esperienza lazzarettista e la storia della Comunità Giurisdavidica.

Luigi Vichi, discepolo, Pietro Bianchini, condiscepolo, Giuseppe Corsini, discepoloCherubino Cheli,  discepolo e secondo Sommo Sacerdote GiurisdavidicoPer quel che riguarda l’attuale sopravvivenza organizzata del Lazzarettismo occorre dire che esiste tutt’oggi un nucleo di Giurisdavidici che mantiene tenacemente in vita una struttura rituale ed ecclesiale. Essi hanno un capo spirituale in funzione di capo sacerdote e sacerdoti senza obbligo di celibato. Il battesimo viene somministrato con l’impressione a fuoco di un sigillo di metallo rappresentante il simbolo )+(, cioè Cristo nella prima e nella seconda venuta. Ai fini della propedeutica religiosa c’è un catechismo giurisdavidico, con una parte dedicata a “domande e risposte” di conoscenza teologica e liturgica, e una ad inni, lodi e preghiere. La messa giurisdavidica si riduce al rito della consacrazione del pane e del vino, alla recita dell’atto di contrizione per la confessione di emenda e alla comunione dei fedeli, dopodiché si recitano insieme preghiere e litanie. Per quanto riguarda il rituale per i defunti ci sono lodi, preghiere e suppliche apposite, e i sacerdoti somministrano l’estrema unzione ai moribondi segnandoli con l’olio santo e pronunciando una preghiera di circostanza così come avviene nella chiesa cattolica.

Tuttavia i Giurisdavidici, pur avendo questa autonoma organizzazione cultuale, non si considerano membri di una nuova chiesa, ma, fedeli agli insegnamenti di David, professano l’appartenenza alla chiesa cattolica romana e si considerano il suo completamento secondo le Scritture.
Gruppo di Giurisdavidici al Monte Labbro